mercoledì 16 marzo 2011

PER MIO PAPA'

Ti guardo ora e mi viene in mente il passato...
Non ho mai parlato tanto con te papà,
nel senso pieno della parola.
Ho sempre sostenuto che dovevi capirmi e basta,
qualunque pensiero avessi avuto,
qualsiasi esperienza avessi voluto vivere...
Ho creduto che comprendermi fosse un tuo dovere,
al pari di quello di crescermi
e darmi fiducia, forza, serenità, stabilità...

Ti guardo e realizzo che comunque sei sempre stato una guida,
che non eri scontato, nè scomodo,
solo diverso da me,
solo un uomo del passato,
nato in un'epoca difficile e per me incomprensibile...

Ti guardo ora e mi chiedo com'è possibile,
come può un uomo come te,
così colto e pieno di interessi,
sempre impegnato e devoto
che mi incuteva soggezione e rispetto,
aver perso così se stesso...

Ora sei tu che mi guardi e chissà cosa ti chiedi,
quali ricordi ti vengono in mente,
se qualche pensiero finito riesce ancora a formarsi dentro di te...
Mi guardi ed io capisco che cerchi fiducia e forza
e ti aspetti ancora comprensione e rispetto,
anche se scambi una forchetta per un cucchiaio,
o non riesci ad arrivare in bagno in tempo,
o ancora pronunci una parola sbagliata e non te ne accorgi...

Non so come possa riuscire una malattia
a portarsi via così una persona,
a lasciarne solo una pallida imitazione,
un'immagine riflessa, un fantasma...
Ma io ti guardo ora papà,
e ti parlo,
forse davvero per la prima volta
e riesco a intravedere la tua anima,
quella che prima non mi chiedevo neanche se esistesse

E finalmente mi basta..

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