SCRIVERE A DISPETTO DELL’EDITORE
C'era una volta una ragazzina di 11-12 anni...
Io, con le mie insicurezze, la timidezza, la curiosità e la voglia di sfogarmi e sognare scrivendo.
Come è ovvio poi, il tempo aggiusta un pò le cose. Si diventa grandi, si soffre, si gioisce, si scoprono i propri punti di forza e si accettano i punti deboli. Ognuno di noi è chiamato, per amore o per forza, a percorrere il proprio cammino e, in qualche modo, a trovare la sua strada. Normalmente accade così.
Non voglio scrivere cosa mi è successo o chi sono diventata da grande in generale rispetto alle mie esperienze di vita. Voglio parlare solo del mio sogno più grande, quello che mi ha accompagnata dagli 11-12 anni in avanti, e forse anche da prima: scrivere.
Scrivere per me è sempre stato essenziale. Mi ha permesso di sfogarmi, di capire e capirmi, di sognare, cosa per me di vitale importanza. Ho sempre preso in mano una penna e riempito fogli e fogli di carta, poi files di computer, con i miei pensieri, le mie poesie ed infine i miei libri. L'ho sempre fatto per me stessa, traendo un enorme piacere nel rileggermi e constatare che ero riuscita a spiegare qualcosa e ad arrivare alla fine di una storia.
Alcuni amici mi dicevano "prova a mandare i tuoi scritti a qualche casa editrice, sono belli!". Ma, fino all'anno scorso, non ci avevo mai provato. Forse, ho sempre avuto la sensazione che non sarebbe stato affatto facile pubblicare un libro ed entrare nel mondo per me incantato dell'editoria. Forse ho sempre preferito tenermi stretta la mia passione, senza espormi al giudizio degli altri e, soprattutto, senza credere che la scrittura potesse diventare il mio lavoro: lavorare è necessario ma non sempre piacevole, scrivere è... l'alternativa alla routine, è tirare il fiato tra un impegno e l'altro, è la passione che ti regala la voglia di andare avanti. Questo è sempre stato il mio pensiero.
Poi, l'anno scorso, improvvisamente, ho avuto la tentazione di provare e di mandare un libro scritto alcuni anni prima ad una Casa Editrice che, in TV, diceva di star cercando nuovi talenti.
Ho ripreso in mano detto libro, l'ho corretto un pò e l'ho spedito, quasi sicura in realtà che non mi avrebbero mai risposto. Invece, dopo pochi mesi, mi è arrivata una busta dalla Casa Editrice, troppo grande per contenere un semplice foglio con scritto "grazie, ma non siamo interessati", o qualcosa del genere.
Ho aperto la busta, emozionata, e dentro ho trovato una lunga lettera che decantava le lodi della mia Opera e che mi invitava a leggere e firmare un contratto già allegato nel caso avessi accettato di farmelo pubblicare da loro. Non solo: mi spiegava tutte le azioni di promozione che avrebbero intrapreso per divulgare il mio libro, e ci sarebbero riusciti, perchè avevano tanti contatti e si prendevano a cuore proprio i nuovi scrittori, loro punto forte.
In fondo spiegavano che, per poter affrontare tutto al meglio ed essere in grado di promuovere uno scrittore sconosciuto come me, avrei dovuto comprarmi un tot di copie del mio libro. Mi sembrò un discorso dopotutto coerente, anche se qualche dubbio sulla necessità di spendere dei soldi oscurò per un attimo la gioia di quanto avevo appena finito di leggere.
“Dovevo pagare per farmi pubblicare un libro? Perché? Se pensavano valesse davvero la pena di stamparlo e promuoverlo, se avevano davvero deciso di scommettere su di me e sul mio libro, perché chiedermi dei soldi per farlo?”
Ma, in fondo, perché farsi queste domande? Forse era normale così, in quanto scrittrice sconosciuta.
Era un’occasione, quella che non avevo mai cercato ma che ora, improvvisamente, avevo davanti e potevo cogliere. La mia occasione per farmi conoscere, per cominciare ad introdurmi in un mondo che avevo sempre solo sognato o considerato irraggiungibile.
Avrei invece dovuto frenare l’entusiasmo, magari avere più considerazione di me, informarmi meglio e non illudermi di aver finalmente cominciato un nuovo cammino, quello tanto desiderato.
In realtà non mi ero fatta davvero tante illusioni. So bene che nessuno dà niente per niente e la mia vita, fino a quel momento, non era certo stata vissuta nella bambagia. Non ero la protagonista di una favola e lo sapevo bene, in fondo. Tuttavia, esiste un’enorme differenza tra la teoria e la pratica.
La Casa Editrice di cui parlo mi ha sì stampato e pubblicato il libro. In ritardo rispetto a quanto promesso, ma un ritardo ancora giustificabile. Poi ha sì eseguito quasi alla lettera i punti elencati in contratto: intervista televisiva e radiofonica, organizzazione della presentazione ufficiale del libro, sito internet…. Ma punto, fine.
Il libro non si trova in libreria, però si può ordinare, sia dalle librerie (non tutte), che da diversi siti internet. Domanda: “come fanno ad ordinarlo se non lo conoscono e non conoscono nemmeno l’autrice, in quanto nuova?”
Nessuna particolare promozione (fatta eccezione per le tre cose sopra elencate e fatte chiaramente in modo da spendere il meno possibile – praticamente nulla - ma da non dover incorrere in grane legali legate alla sottoscrizione di un contratto) . Domanda: “Dunque devo promuovermi da sola? Come? Questo, almeno, potete suggerirmelo?”
Nessuna risposta. Cercare di parlare con qualcuno, tramite email o telefono, è praticamente impossibile: al telefono sono sempre impegnati o assenti; per e-mail, semplicemente, non rispondono. Domanda: “ma, alla fine, se fossi andata da un tipografo e mi fossi fatta stampare qualche copia del romanzo per i miei amici, o per gli amici degli amici, non sarebbe stato meglio??”
Il libro lo sto portando io alle librerie in conto vendita, la promozione la sto facendo da sola, tramite face book e passa-parola… Se almeno avessi più tempo per dedicarmi a quest’inatteso secondo lavoro che non è il mio! Se riuscissi a trovarci un senso in tutto ciò!
Come dicevo, non mi aspettavo soldi e successo facili, ma neanche di ridurmi a sentirmi in colpa se, dopo una giornata di lavoro in ufficio prima e a casa con la famiglia poi, l’unica cosa a cui riesco a pensare è un’oretta di relax con un libro o con un amico prima di buttarmi finalmente tra le braccia di Morfeo, piuttosto che il “dovere” di andare su face book per inventarmi chissà quali attività di autopromozione!
Tantomeno immaginavo che tutto questo mi avrebbe quasi fatto venire la nausea e passare la voglia di scrivere!
Per fortuna, le persone che hanno letto il libro (gli amici o amici degli amici) sostengono di averlo “divorato” , essendo lo scritto molto coinvolgente, fluido e semplice, emozionante e, quindi, molto bello davvero. Voglio crederci. E li ringrazio, tutti quelli che l’hanno letto, o che lo leggeranno.
Mi consolano e mi ridanno voglia di crederci.
Soprattutto, voglio ricominciare a scrivere, senza preoccuparmi della pubblicazione, della finta promozione, del pensiero orribile che certe persone approfittano dei sogni altrui senza nemmeno chiedersi come si sentirebbero se qualcuno facesse lo stesso con loro.
Voglio scrivere per il mero piacere di farlo, come è sempre stato, senza dovermi preoccupare di nient’altro.
La mia passione è mia ed è sacra, e niente e nessuno me la rovinerà.
Poi si vedrà.
Il mio giudizio sul libro lo conosci .....
RispondiEliminaDopo quanto sopra letto devo ricredermi, hai ragione, è assurdo e poco professionale il comportamento della tua casa editrice. Dalla tua hai però un talento e la passione necessaria per continuare a vivere questo "sogno". Attendiamo tutti il secondo tuo libro